Negli ultimi anni molte persone si avvicinano allo yoga senza un obiettivo preciso.
Non per migliorarsi fisicamente quanto, piuttosto, per ritrovare uno spazio.
Uno spazio in cui il corpo smetta di essere qualcosa da correggere
e torni a essere un luogo da abitare.
Lo yoga, nella sua forma più semplice, non è una pratica performativa ma un lavoro sul tempo, sull’attenzione e sulla continuità.
In una vita quotidiana spesso frammentata, praticare yoga significa rallentare senza fermarsi.
Stare, muoversi e respirare allo stesso tempo.
Cioè? Che cos’è lo yoga nella pratica?
Che cos’è lo yoga, nella pratica
La parola yoga deriva dalla radice yuj: unire, tenere insieme.
Che cosa?
Ti starai chiedendo.
Beh, sicuramente non ciò che vorremmo essere
e ciò che siamo ma ciò che c’è, adesso, qui e ora.
Dunque, praticare yoga significa “allenarsi” a vedere e percepire, attraverso il corpo e il suo movimento, la realtà così com’è.
Della serie: se imparo a posare e a mantenere l’attenzione al corpo e alle sue reali sensazioni imparo a farlo su ogni aspetto della mia vita.
Magia per pochi?
Assolutamente no, una pratica di yoga non richiede requisiti particolari.
Non richiede flessibilità, né esperienza ma richiede solo presenza.
Le posizioni, il respiro e i momenti di quiete non sono traguardi ma strumenti di osservazione.
Ogni pratica è dunque diversa, perché diversa è la persona che arriva sul tappetino.
Yoga e vita quotidiana
La pratica non resta confinata alla lezione ma si sposta in ogni ambito della nostra vita.
Resta nel respiro durante le giornate dense, nel modo in cui il corpo segnala e nel modo in cui si attraversano i passaggi meno comodi.
Lo yoga non aggiunge a ciò che già c’è ma lo semplifica e infatti ciò che più mi viene segnalato è che con il tempo, alcune cose perdono urgenza mentre altre diventano più chiare.
Perché praticare in uno studio di yoga
Uno studio non è solo una stanza ma un contesto che l’insegnante costruisce e ognuno contribuisce a mantenere tale.
Uno spazio pensato per sostenere il silenzio,
la continuità e
il ritmo.
La pratica in piccoli gruppi permette una relazione più diretta,
un’attenzione più presente e decisamente
meno dispersione.
Lo studio diventa un riferimento stabile, un luogo in cui tornare e in cui senti di poterti esprimere liberamente senza essere oggetto di giudizio.
La pratica nel tempo
Lo yoga non funziona per intensità ma per frequenza.
Non serve praticare 2 ore una volta al mese ma serve tornare con costanza e praticare quanto il corpo consente.
Nel tempo, infatti, il corpo cambia senza essere spinto, il respiro si organizza e la mente si assesta.
Non stupiamoci quindi se i benefici non arrivano subito ma, magari, quando lasci che la pratica sia così com’è e smetti di cercarli.
Iniziare a praticare yoga
Iniziare a praticare yoga non significa adeguarsi a una forma che l’insegnante mostra ma entrare in relazione con la propria forma partendo da quella mostrata.
Non è il corpo che si adatta alla pratica ma la pratica stessa ad adattarsi a chi pratica
Per questo è fondamentale trovare uno spazio in cui:
- non c’è nulla da dimostrare
- il ritmo di ognuno viene rispettato e sostenuto
- la pratica viene accompagnata e non forzata
La pratica non chiede perfezione ma solo ed esclusivamente ascolto.
Un invito
Contrariamente a ciò che ognuno di noi vorrebbe, lo yoga non promette cambiamenti rapidi perchè lavora in profondità.
È una pratica che si deposita, che accompagna e che resta se tu resti con lei.
Entrare in uno studio è quindi un gesto semplice ma sappi che la parte più difficile ma anche quella profondamente essenziale è proprio rimanere nel tempo.